August 2017 · Italian only

Il Decreto VIA e le principali modifiche apportate al Codice dell'Ambiente

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Practice area: Administrative Law

IL DECRETO VIA E LE PRINCIPALI MODIFICHE APPORTATE AL CODICE DELL’AMBIENTE


1. INTRODUZIONE

La disciplina della valutazione di impatto ambientale (“VIA”), contenuta nella Parte Seconda del d.lgs. n. 152/2006 (il “Codice dell’Ambiente”), è stata significativamente modificata dal d.lgs. n. 104/ 2017, pubblicato in G.U. 6 luglio 2017 n. 156 (il “Decreto VIA”)1 e in vigore dal 21 luglio 2017.

Tale modifica recepisce la Direttiva 2004/52/UE, volta a rafforzare la qualità della procedura di impatto ambientale, allineandola ai principi della “smart regulation” e migliorando la coerenza e sinergia tra le diverse normative e politiche degli Stati membri dell’Unione.

La riforma in esame si prefigge di: (i) semplificare, armonizzare e razionalizzare le procedure di VIA anche per implementare il coordinamento e l’integrazione con altre procedure volte al rilascio di pareri e autorizzazioni di carattere ambientale; (ii) rafforzare la qualità del procedimento; (iii) razionalizzare il sistema sanzionatorio.

2. CARATTERI PRINCIPALI DELLA RIFORMA

1) Nuove definizioni

Il Decreto VIA introduce una nuova e più articolata definizione di valutazione di impatto ambientale, specificando meglio le diverse fasi del relativo procedimento. Sono, inoltre, enucleati per punti i fattori da tenere in considerazione ai fini dell’impatto ambientale, includendovi, tra gli altri, la popolazione, la salute umana e la biodiversità

Al fine di dare seguito all’inserimento tra i fattori oggetto di VIA anche della salute umana e della tutela della biodiversità, sono stati definiti i procedimenti di valutazione di impatto sanitario - finalizzato a stimare gli effetti di un progetto sulla salute umana - e di valutazione di incidenza di piani o progetti che, sia singolarmente sia congiuntamente, possono incidere in modo significativo su un sito/area geografica protetta (i.e. sito Natura 2000).

Il Decreto VIA incide anche sulla definizione di progetto, precisando che gli elaborati progettuali devono essere predisposti dal proponente con un livello informativo e di dettaglio almeno pari a quello del progetto di fattibilità disciplinato dal d.lgs n. 50/2016 (il “Codice dei Contratti Pubblici”) ovvero, in ogni caso, con un livello tale da consentire la compiuta valutazione degli impatti ambientali.

2) Il nuovo istituto cd. di pre-screening

Viene introdotto l’istituto del cd. pre-screening2, attraverso il quale il proponente, in caso di modifiche, estensioni o adeguamenti tecnici di progetti assoggettati a VIA, può chiedere all’autorità competente una valutazione preliminare volta ad individuare l’eventuale procedura da seguire per la modifica, trasmettendo adeguati elementi informativi tramite liste di controllo. Il pre-screening è richiesto nel caso in cui il proponente ritenga che le modifiche da apportare al progetto non producano impatti ambientali significativi.

L’autorità competente ha 30 giorni dall’istanza per comunicare gli esiti della valutazione.

In tal modo, si consente al proponente di individuare sin dall’inizio e in modo chiaro se la modifica al progetto debba essere sottoposto a verifica preliminare di assoggettabilità a VIA (i.e. screening) direttamente alla procedura di VIA oppure a nessuna procedura, così da superare eventuali situazioni di incertezza.

3) Ipotesi di esclusione

In casi specifici, è possibile ammettere l’esclusione dalle procedure di screening e di VIA di progetti che vi sarebbero sottoposti, previo parere dei Ministeri interessati3.

4) Modifiche alla procedura di screening

La riforma semplifica la fase di screening: il proponente ha ora facoltà di trasmettere all’autorità competente soltanto lo studio preliminare ambientale in formato elettronico, non essendo più richiesto il progetto preliminare.

5) La natura perentoria dei termini procedimentali e la responsabilità dirigenziale

La riforma ha ridotto i termini delle procedura di valutazione ambientale previste dal Codice dell’Ambiente (screening – VIA – procedimento unico) e, soprattutto, ha precisato la natura perentoria degli stessi. La natura perentoria dei termini procedimentali implica che, in caso di mancata o tardiva adozione del provvedimento, possa sorgere una responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile in capo al soggetto preposto alla conclusione del procedimento (cfr. art. 2, co. 9 – 9-quater L. n. 241/1990), nonché l’obbligo di risarcire il danno ingiusto subito dal proponente, ove ne ricorrano i presupposti (cfr. art. 2-bis, co. 1 L. n. 241/1990).

6) Il nuovo procedimento di VIA

Nell’ambito del procedimento di VIA, il Decreto VIA ha:

(i) semplificato le modalità di trasmissione del progetto, ora possibile solo in via telematica, non essendo invece più richiesto il deposito cartaceo;

(ii) ammesso la pubblicazione del provvedimento di VIA4 soltanto sul sito web dell’autorità competente e non più anche sulla Gazzetta Ufficiale, per i progetti di competenza statale, ovvero sul Bollettino Ufficiale della Regione, per i progetti di competenza regionale;

(iii) previsto che il provvedimento di VIA sia sempre integrato nell’autorizzazione e in qualsiasi altro titolo abilitativo necessario per la realizzazione del progetto, nonché nell’autorizzazione integrata ambientale, ove prevista.

7) Il provvedimento unico in materia ambientale (PUA)

Una delle innovazioni più significative del Decreto VIA si rinviene nell’introduzione di provvedimento unico provvedimento (c.d. provvedimento unico in materia ambientale/PUA), di competenza statale e regionale, sostitutivo di tutti i titoli abilitativi o autorizzativi (ivi inclusa la VIA) necessari per la realizzazione del progetto.

Il Decreto VIA indica – nei casi di progetti di competenza statale – espressamente i titoli autorizzativi necessari per la realizzazione del progetto inclusi nel provvedimento unico e in particolare:

(i) autorizzazione integrata ambientale;

(ii) autorizzazione riguardante la disciplina degli scarichi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee;

(iii) autorizzazione riguardante la disciplina dell’immersione in mare di materiale derivante da attività di escavo e attività di posa in mare di cavi e condotte;

(iv) autorizzazione paesaggistica di cui all’art. 146 del Codice dei beni culturali e del paesaggio;

(v) autorizzazione culturale di cui all’art. 21 del Codice dei beni culturali e del paesaggio;

(vi) autorizzazione riguardante il vincolo idrogeologico;

(vii) nulla osta di fattibilità;

(viii) autorizzazione antisismica.

Nel provvedimento unico regionale devono comunque essere indicate le autorizzazioni richieste, che tuttavia non sono preventivamente individuate dal Decreto VIA e devono essere incluse a cura del proponente e valutate dall’autorità competente a seconda dei casi.

8) La disciplina sanzionatoria

Il Decreto VIA ha introdotto nel sistema sanzionatorio il procedimento di diffida, sospensione e revoca dei decreti di VIA e screening nel caso di mancato rispetto delle prescrizioni di questi ultimi. Si tratta di un procedimento già previsto per altre autorizzazioni ambientali (AIA, scarichi, rifiuti). Solo in caso di mancata ottemperanza alla diffida, l’autorità competente potrà revocare il provvedimento di VIA o di screening.

Sono state inoltre aggiunte due specifiche sanzioni amministrative pecuniarie: in particolare: (i) qualora il progetto sia realizzato senza VIA o screening, l’autorità competente potrà irrogare una sanzione da Euro 35.000,00 ad Euro 100.000,00; (ii) laddove il destinatario del provvedimento non osservi quanto previsto nello stesso, l’autorità competente potrà irrogare pecuniaria da Euro 20.000,00 ad Euro 80.000,00.

9) La c.d. “VIA postuma”

Un’importante novità si rinviene nella possibilità di effettuare la c.d. VIA postuma, così superando le obiezioni che erano state sollevate circa la sua ammissibilità, ammettendo espressamente che, in caso di progetti realizzati senza il previo ottenimento dei provvedimenti di VIA, screening o PUA se richiesti, ovvero in caso di annullamento giurisdizionale o in autotutela dei suddetti provvedimenti, l’autorità competente possa assegnare all’interessato un termine per avviare un nuovo procedimento di screening/VIA o un nuovo procedimento unico finalizzato all’ottenimento del PUA.

L’avvio di tale procedura postuma non determina la sospensione dei lavori, essendo consentita la prosecuzione delle attività.

Solo in caso di esito negativo dei nuovi procedimenti reiterati, l’autorità competente potrà disporre la demolizione e la messa in pristino a spese del privato.

10) Regime transitorio

Il Decreto VIA si applica a tutti i procedimenti avviati a decorrere dal 16 maggio 2017, mentre i procedimenti iniziati prima di tale data continuano ad essere sottoposti alla disciplina previgente.

1 Per la completa attuazione del Decreto VIA si dovrà attendere l’adozione da parte del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di una serie di decreti attuativi.

2 Cosi definito nel parere sullo schema di decreto legislativo del Senato della Repubblica n. 401, trasmesso alla presidenza del senato il 16 marzo 2017.

3 Le esclusioni possono essere disposte, a seconda dei casi, dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo ovvero dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, previo parere del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo.

4 Il Decreto VIA prevede che, laddove il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare non adotti il provvedimento di VIA nei termini previsti per legge ovvero decorra inutilmente il termine per l’espressione del concerto da parte del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, l’adozione del provvedimento può essere rimessa alla deliberazione del Consiglio dei ministri su istanza dello stesso proponente – che assume pertanto un ruolo propulsivo all’interno del procedimento – o dei Ministri interessati. 


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